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Home staging; il germoglio in cerca di un abitante

Settembre 11th, 2018

Home staging; il germoglio in cerca di un abitante

Cosa si intende per Home staging?
Intanto va spiegato velocemente al lettore di cosa stiamo parlando: l’Home Staging è un insieme di tecniche di marketing proprie del mercato immobiliare che servono a valorizzare gli immobili posti in vendita o in locazione agendo sulla percezione del “prodotto-casa” da parte dei potenziali acquirenti.
Nel progetto di home staging sono indispensabili diverse conoscenze di marketing, composizione e comunicazione visiva e tutto il lavoro arriva poi a concretizzarsi in un allestimento degli ambienti che sarà la migliore “messa in scena” possibile tra quelle capaci di offrire, al visitatore interessato all’acquisto, una chiara lettura degli spazi unita ad una reazione emotiva all’esperienza di visita.

I risultati dell’home staging in termini di velocità di vendita sono ragguardevoli e si possono facilmente trovare le statistiche in rete ma io in questa sede vorrei concentrami su altro, vorrei analizzare il linguaggio espressivo usato dall’home staging.
Trovo infatti che questa disciplina, partita da esigenze meramente commerciali si stia evolvendo in una nuova forma d’arte visiva, al contempo piacevole e conturbante.
Quella della emotività da accendere e far divampare nell’osservatore è la chiave su cui gioca ogni scatto fotografico ed ogni allestimento.
Ma quello che si vede, come ogni Home Stager ben sa, non è e non deve essere chiamato interior design.
Perché?
Per dimostrarlo scomoderò nientemeno che Vitruvio il quale, nel De Architectura, aveva indicato i requisiti che devono essere necessariamente presenti per poter definire qualcosa “architettura” (e per estensione anche architettura di interni) attraverso tre parole chiave: solidità, utilità e bellezza.
Vediamo come si adattano alla nostra situazione.
La solidità è quanto di più lontano si possa immaginare dallo staging immobiliare.
Si pensi solo che negli immobili immessi nel mercato senza arredamento si usano spesso finti mobili di cartone ed altri oggetti posticci, perfettamente utili alla lettura dello spazio ma del tutto inadatti a resistere nel lungo periodo.
Ed eccoci arrivati ad una prima differenza: la prova del tempo.
L’home-staging è per sua natura effimero.
Al contrario della tradizionale progettazione non intende sfidare gli anni ma nasce già cosciente della propria scadenza: il giorno della conclusione della compravendita in cui l’intera scenografia, avendo concluso il suo ruolo commerciale, verrà smantellata.
Si può dire di più, esso nasce con la speranza di avere vita breve, cosa che ne dimostrerà l’efficacia come tecnica di vendita.

L’utilità è un requisito che non riceve migliore accoglienza.

Lo stage è uno scenario pensato ad uso e consumo della sola vendibilità dell’immobile e mai della sua funzionalità; una caratteristica, questa seconda, che deve essere delegata ad uno studio successivo dal momento che non può prescindere dalla conoscenza delle abitudini, delle esigenze e dei desideri dei futuri proprietari, che ovviamente al momento dell’allestimento ancora non si conoscono.
Quindi seconda differenza: l’home staging è un progetto fatto per degli sconosciuti; non potendo sapere in partenza chi sarà il destinatario del suo lavoro lo Stager può solo creare la cornice ideale stando ben attento a non scegliere per essa alcuno specifico contenuto. L’impersonalità degli ambienti e degli oggetti sono lo strumento che l’allestitore usa per alludere e mai decidere l’assetto di uno spazio.
Abbozzando vaghi tratti dell’immagine futura senza marcare scelte definitive egli lascia ai diversi osservatori la libertà di riempire, con le proprie prerogative ed il proprio gusto, gli spazi dentro la cornice.

La bellezza nell’home staging

Nel terzo dei requisiti vitruviani l’home-staging recupera tutte le posizioni perse in precedenza.
Qui si disputa la partita dell’emotività, dell’azione finalizzata a suonare le note di quella ricerca di armonia, grazia e seduzione che è il timone di ogni scelta che facciamo, compreso l’acquisto di un immobile.
E’ la parte creativa dell’allestimento, quella in cui si misurano i colori, le grane, i profumi e si cerca di dare anima all’inorganico.
Poi la fotografia, l’arte che Frank Horvat definisce “l’arte di escludere” per il suo limitarsi ad una inquadratura, ad una cornice (appunto) che vuole delimitare un microcosmo, emarginare il tutto in favore di un poco.
Rassicurante. Auto-censurante. Bellissima.
Se una casa può essere vista come un frutto estivo di cui gli abitanti si nutrono ogni giorno ed il suo progetto di architettura può essere immaginato come il fiore che in primavera ne preannunciava la maturazione, forse potremmo dire che l’home staging è come un prematuro germoglio invernale di quello stesso albero: bellissimo e destinato a non sbocciare mai.
Ecco quindi che il linguaggio espressivo dell’home staging, a cavallo tra arte ed esercizio, trova nei suoi limiti di tempo, di spazio e di solitudine, il proprio sé. Come forse tutti noi.

Articolo scritto per Habitante – dentro le case oltre l’habitat.

CHI E’ L’AUTORE
Francesco Pecorari, Architetto e Home Stager
Vivo e lavoro a Perugia.
Nel 2002 mi sono laureato in Architettura all’Università di Firenze ma già da tempo collaboravo con uno studio di engineering.
Dal 2004 al 2010 in qualità di fondatore ho fatto parte di uno studio tecnico associato occupandomi del settore architettura all’interno del team di progettazione integrata.
Trasferitomi ad Hong Kong nel 2010 ho lavorato come Senior Architectural Designer in diversi studi locali ed internazionali. Qui mi sono specializzato nell’interior design residenziale di livello high-end realizzando numerose ville, show-houses ed appartamenti; nel 2016 mi sono spostato a Dubai dove ho potuto conoscere il mercato mediorientale delle abitazioni di lusso.
Attualmente insegno Progettazione di interni residenziali e Tecnologia dei Materiali presso l’Istituto Italiano Design.
Ho recentemente deciso di spostare la mia attenzione verso spazi lavorativi più legati al marketing e la comunicazione visiva senza rinunciare al gusto del design: l’home staging unisce questi aspetti in maniera perfetta.
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